Depressione
Marco Veronesi
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Sarebbe preferibile non pensare
ripeteva di continuo l'effimero consigliere
la mia mente rispose
come creta sotto mani esperte
per poco si convinse
credetti di stare bene.
Di nuovo,
il giorno delle nubi alfine giunse
come un temporale estivo
vomitò sulla mia psiche di cristallo
grandine a profusione
quando nel cammino d'automa
uscii dal bozzolo della prima disperazione.
Mi svegliai dov'ero prima
sul baratro profondo
bianco d'intelletto e senza più motivazione
rivissi tempeste di un mare immondo
sprofondai inghiottito,
nel gorgo d' acque sabbiose
della simultaneità di pensieri multiformi e litigiosi.
Giunto al fondo inflazionato del cono discendente
nei frattali d'un animo appesantito d'inutili zavorre
credetti d'essere un paradosso vivente
e come un'anima truce offre la caramella a un bambino
venni avvicinato dal mentore di tutte le mafie e le camorre
il mercante delle ceneri che mostrò la facile via
m'insegnò il minimo sforzo per la massima resa
catatonico m'incamminai per la strada
lessi la targa, si chiamava:
"via la vita".
©
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L'autore
Marco Veronesi
Sono un Albatro, volo per mari ed isole e migro per steppe e catene montuose.. Sono ammalato, di un congenito amore per la vita, di una malattia che si chiama "sogno cronico ad occhi aperti", di una sana mania per le donne, di una sensazione di simbiosi con alcuni aspetti della natura. Volo tutte le volte che
Commenti (1)
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mario calzolaro23 marzo 2011
terribilmente bella... la fotografia della depressione è da manuale... sintomatica la stigmatizzazione qualsiasi forma di autodistruzione

