Vago
Con un briciolo di me
coloro di euforia
l'impotente brina di marzo.
Claudicante perdono d'inverno.
Rivedi quelle sere
che svelta immagine
divenivi sotto le stelle,
lampade discrete dei miei versi?
Sarai musica in ogni timbro,
tela di gesti avventati:
come una morte che frena
sfumerò senza meta le sedici tinte.
La vergogna delle cose,
gli oggetti di una squallida
bruna flora, presi per mano
con occhi stanchi di me.
Oltre le radici contorte e
pianti sordi dell'aria
nelle pallide retrovie
di ciò che è il bello, lì nasci tu.
La benda sulla mano,
pali di palissandro
sulla mia truce poesia...
Soffia vago lo sguardo di te che pur esisti.
©
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
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