1.081 lettori online · 352.156 poesie · 7.565 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Fantasia
Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Bruno Leopardi
Si attiva solo se vuoi tu — non parte da sola.
Fantasia 31 marzo 2011 · lettura 5 min · 8466 letture

Aurora

Bruno Leopardi 769 poesie pubblicate
+ Segui
Quando tua madre me l’ha detto io quasi diventavo matto e mi mancavan le parole e mi tremava tutto dentro. Poi son passati come un lampo quei nove mesi di futuro nei quali lei ti aveva in grembo e a me, sembrava di toccare il celo. Che festa grande in questa casa: ecco, è arrivata la Regina eri un bocciolo di una rosa, eri una splendida bambina. Le notti insonni per cullarti i pianti per la febbre o fame, poi, ore intere a coccolarti o a quattro zampe a fare il cane. Tu che aspettavi il mio ritorno ed io, che aspettavo di tornare e ci pensavo tutto il giorno: senza di te non ci so stare. Poi, uno strano capogiro cadesti a terra all’improvviso crollava addosso il mondo intero: com’era bianco quel tuo viso. La corsa fino all’ospedale ma non sapevano che fare io di li fuori stavo male: non ti potevo accarezzare. Tua madre ed io: un solo abbraccio, ci ritrovammo come quando si è ragazzi ed il vantaggio è che nelle mani stringi il mondo. Passò quel gelo che da tempo accompagnava la nostra vita quasi vent’anni dati al vento tra discussioni e una cazzata. Ci avevi unito un’altra volta. Per noi contava solo che, ci fosse un punto di svolta che riportasse a casa te. Ma dopo giorni d’ospedale arrivò fredda la notizia: "sua figlia ha un brutto male". E la speranza era legata ad un viaggio di trentasei ore dall’altra parte della terra, che però, solo può affrontare chi cammina con la ventiquattr’ore. Chi tiene i soldi sulla banca: conti da perderci la testa aperti e chiusi, a destra e manca ed ogni giorno fa una festa. Per noi non c’era alcun futuro perché di soldi neanche l’ombra lì, fermi a piangere su un muro e a bestemmiare chi ti compra! La mia Regina era attaccata a fili e tubi per mangiare la madre dietro la vetrata che la vedeva respirare. Ed io impotente che assistevo ad una storia disumana si può morire a cinque anni e in una sola settimana? Gli esperti, quasi indifferenti: "purtroppo, la bambina ha un brutto male però, una chance, forse si potrebbe avere, ma lontano da qui, e con tanti soldi..." E, giuro che ho tentato, con le unghie e con i denti. Tu eri solo una bambina, Angelo puro sulla terra figlia d’operaio e di cameriera: per sopravvivere, una guerra. Dove trovavo dolce Amore, i soldi dell’ultima speranza: io non mai avuto "ventiquattr’ore" e la nostra casa era una stanza. Se solo io potessi ora... tornare indietro a quando c’eri se si potesse, giuro, Aurora, farei ben altri pensieri: una rapina o un rapimento e tutto per un giusto fine, perché il male che ti uccise dentro non ti ammazzasse come un cane. "Angelo mio, la vita è un volo e tu domani spiegherai le ali..." di te pensavo con dolcezza, ma non sapevo che quei mali lasciano soli a morir piano senza nemmeno l’ultima carezza. Che non ho avuto il tempo di fare perché la morte arriva prima, prima che tu possa realizzare che non l’avrai mai più vicina. Adesso vado, devo andare ho poco tempo o troppa fretta devo raggiungere il mio amore: Aurora è in cielo che mi aspetta... Farò un salto di tre piani e il tempo che adesso ci separa sarà un istante e da domani, la vita insieme noi vivremo e sarà sempre primavera. Ed a tua madre ho lì lasciato un foglio scritto, poche righe: "...sappi che io ti ho sempre amata tra i miei ritorni e le mie fughe..." ...e sappi pure cara mia che in questa vita andata male voi siete state: "casa e via, Amore e voglia di tentare" Amore e voglia di uscir fuori di dare un senso all’esistenza vissuta sempre tra i dolori, tra mille stenti e una speranza. Lo so, per te son stato un pover’uomo, brutto marito e brutto padre solo un fallito, un incapace per una figlia e per sua madre. Ora ti libero di me, però, ti prego, fatti un’altra vita... Io, io vorrei vederti, dall’alto di quel cielo inquinato, felice, accanto a un uomo che ti dia, tutto quello che io non ti ho mai dato. Per ogni volta che dicevi: non sei capace a fare soldi... a migliorare questa vita, ed era un dialogo tra sordi. Perché, credimi, io ti ho sempre amata. Ma adesso Aurora aspettami, tuo padre, ancora un attimo ed arriva. Per stare insieme, ora e per sempre e non lasciarti mai più sola... Se non son stato io capace di vincere la morte, per poter tu esser felice e sovvertire questa sorte, almeno, posso starti accanto avere il tempo di guardarsi dentro un sogno infranto: l’eterno, è un modo di specchiarsi. E tu, sei un Angelo innocente e Dio ti accoglie nel suo coro così come non farà con quelli che non mi diedero un lavoro, che non mi diedero una mano. Ma adesso zitto il terzo piano, ha appena preso la sua via. Aurora, aspettami che arrivo. Cosi sia...
♥ 0 💬 8
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Aurora muore per un brutto male, il papà la segue in cielo...

L'autore
Bruno Leopardi
Tutte le opere →

Commenti (8)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
elisabetta tegas1 aprile 2011

un dolore incontenibile trasfuso nei versi di questa dolente lirica

P
Paola Pittalis7 agosto 2012

struggente questa poesia... capisco questo dolore di impotenza che si prova in quei momenti... il dolore nell'impossibilità di aiutare chi più hai caro.

Miriam Badiani7 agosto 2012

Straziante dolore rivissuto, poesia del cuore più intimo... Fa molto riflettere sull'assurdità della vita e della morte

Antonella Avolio7 agosto 2012

La vita in relazione con il benessere economico: sei povero, non c'è molto da sperare ma l'aridità del mondo muore nella semplicità della mente ottusa, la morte anelita al congiungimento di una grandezza simile al divino quando dal corpo esiste un'anima, non importa se povera o opulenta.

in questo lungo verseggiare palpita la storia di un uomo, espressa dal più intimo delcuore. passato presente e anche futuroavvolti in questa struggente descrizione della propria vita, del dolore che ha lasciato tanta rabbia per l'ingiustizia della vita che nella disparità sociale ha permesso un così grande dolore, per l'amore di una donna che non può pretendere l'impossibile da chi vorrebbe darle la luna ma non è onnipotente, solo creatura bisognosa d'amore. che dire? credo non ne esistano tante di poesie cosi, dove si parli di sé a tutto tondo, con parole così vere, con la capacità rara di andarle a pescare dal più profondo dell'anima. sinceramente commossa, estasiata, ammirata

Paola Galli8 agosto 2012

da brivido questi versi!! scassano l'anima e ci fanno sentire piccoli!! spesso chiusi nel nostro orticello, non sappiamo guardare più in là del naso, e quanta gente che soffre!! quanti avrebbero bisogno d'aiuto! a volte si capisce solo quando è troppo tardi! è triste pensare che ci sono troppe persone schiacciate dal peso di una vita ingiusta!! bella e toccante

Arcangelo Galante11 agosto 2012

Un testo struggente, visto dall'autore come un'ingiustizia, a cui pare proprio i personaggi non abbiano potuto sottrarsi. La morte, evento misterioso che, spesso, sfugge alla logica umana, non avviene in maniera uguale per tutti e, specialmente, per chiunque sia già segnato dalla povertà economica e da situazioni personali difficili. Pertanto, resta legittimo il dolore incontenibile dell'autore che lo trasmette con versi molto realistici, ed al contempo toccanti, nello sviluppo della narrazione. Una pubblicazione molto malinconica che si commenta da sola. Senz'altro ammirevole la sensibilità del bravo autore che la rivela ponendo l'attenzione al tragico evento!

stelsamo11 marzo 2014

Davvero struggente questa poesia, nella quale l'autore con abilità e maestria, riesce a ricostruire un quadro umano, fatto di tanto dolore e solitudine, vissuti nell'isolamento più totale, che è quell'isolamento in cui vengono costretti i più umili da una società sempre più sorda ai loro bisogni, alle loro difficoltà. Salvo poi accorgersi di loro quando è troppo tardi e per loro, non c'è più nulla da fare! Allora e solo allora, questi poveracci diventano "strumento", nelle mani di giornalisti - avvoltoi in cerca di scoop! Solo i poeti, con la loro sensibilità, riescono a capire e ad interpretare i loro disaggi, ridando loro voce e dignità!