Il funerale di Edith
Ezio Grieco
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Il rintocco funebre della campana
si arrestò.
I sei cavalli,
con passo felpato,
raggiunsero il Sagrato.
Due lacchè
si portarono ai lati del carro,
presero la bara
e lentamente,
su per l'enorme scalinata,
entrarono nel luogo Sacro
per l'ultima benedizione.
Anche il cielo
era vestito a lutto,
grigio e scuro
fino all'orizzonte.
L'urlo della mia disperazione
rimase in gola,
volevo gridare al Mondo
che non era giusto,
gridare a me stesso
che non era vero.
Fui solo capace di piangere.
Anche il cielo si commosse.
Grossi fiocchi bianchi
accompagnarono il mio pianto.
Un gelido torpore mi invase,
come un automa,
senza più energia,
rimasi paralizzato
per tutta l'Omelia.
La campana
riprese il lento rintocco,
come una scudisciata,
il lugubre suono,
scosse il mio torpore.
Mi precipitai all'esterno,
attraversando la Chiesa
di corsa,
arrivando senza fiato
fuori al Sagrato.
Troppo tardi,
o forse al momento giusto.
In lontananza,
il carro,
coloratissimo da Garofani e Rose,
che mille mani pietose
avevano adornato,
scompariva alla mia vista.
Lo scenario immacolato
della città coperta di bianco,
il trotto elegante dei sei cavalli,
il sontuoso scalpitio
sulla soffice neve,
impressero un ricordo indelebile
nella mia adolescenza.
Sei cavalli alati,
in un giorno di fine Inverno,
rubarono il mio Sole
portandolo in alto nel cielo.
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L'autore
Ezio Grieco
....e la vita va! Scrivere e leggere è la mia passione, scrivo d'istinto mettendoci cuore, leggo di tutto, ma mai in modo superficiale; cerco di cogliere il senso dello scritto.
Commenti (1)
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Laura Sensoli4 aprile 2011
Meravigliosa descrizione legata ad un tempo ormai passato ma mai dimenticato. Veramente intensa e di ottima scrittura, Complimenti!

