Strano sentore dismesso
E prima o poi capita
di tornare a casa:
vivo il cielo asfaltato,
calpesto strade stellate.
In una pinta di stanchezza
ritrovi l'epifanìa.
Parlo a te, a chi? Monologo.
Una compagnia muta di chiasso.
Ora basta un sorriso,
un tavolo scritto e l'ora alcolica
fra le voci martellanti,
barcolla un pub nella notte.
C'è lei di fronte e spinge
senza cura occhiate, blatero
parole dall'eco dispersa
nella stufa narcotica a spiare.
La folla del sabato si atteggia,
passeggiate e alterni
rotolano sputi di vernice,
bici e residui degli anni ottanta.
Le narrazioni omertose
pronunciano non nomi.
Non ho affatto nulla da dire,
che fretta ho di dirlo.
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
Commenti (3)
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h
hy ju4 aprile 2011
A volte basta così poco per farci ricordare qualche cosa del nostro passato. Una scena del presente che s'intreccia così strettamente a delle impressioni solo apparentemente rimosse, di qualche anno fa... tutto è così lontano e talmente vicino... Il verso di chiusura...è bello da matti.
radicedi645 aprile 2011
aspetti contrastanti dello stesso vissuto. personalità conflittuali nella stessa anima. testa e croce della stessa moneta. altissimo il suo valore. come quello di questi efficacissimi versi.
Eirene5 aprile 2011
il ricordo si confonde in un onirico viaggio tra sensazioni piacevoli e sgradevoli... di grande impatto emotivo... mi piace molto


