Piccolo fiore d'infinito
Gianpiero De Tomi
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Ti ho guardata bene
eri figlia del crine
di un cavallo selvaggio.
Lo sapevo, c'era quel battere rude
atavico ed irriverente
nel tuo sguardo.
Ho voluto correre con te
cavalcare con il vento
poterti sfiorare
lenire il tuo dolore
ancora una volta
stesso odore d'amore
ma una diversa donna
occhi scavati dalla vita.
Ci siamo presi in giro
ridere senza ritegno
ci ha legato l'anima
tu con i tuoi guai
mistero senza nome
io con i miei
gocce gelate sulla pelle.
Un vago delirio
frasi dolci, rubate al vento
velati singulti silenziosi
rimorsi trattenuti
fra le cosce umide.
E' stato bello
è stata primavera
è stato un sogno
ed ho amato ogni attimo
sperando che il tempo
incredulo ed incuriosito
posasse il capo
sul grembo della compassione
osservandoci
indeciso se concederci
una proroga d'amore.
Ma poi, di nuovo
l'incedere del passo serrato
veloce e travolgente
nuovamente vita
quotidianità
rumori di fondo
sassi sul viso
equilibri precari
respiro trattenuto
nel ventre di un affresco.
Ma quel piccolo
fiore d'infinito
rubato all'intenso
profumo del tiglio
l'abbiamo raccolto
disperso nel tramonto
come ceneri
di un defunto amore
sulle onde del nostro
segreto oceano.
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L'autore
Gianpiero De Tomi
Commenti (1)
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carla vercelli29 novembre 2016
Una delle più belle e coinvolgenti poesie che abbia mai letto. Un incredibile equilibrio tra passione, romanticismo, inquietudine, senso della quotidianità che sovrasta lo stesso amore. Metafore splendide e e abilità stratosferica nello scrivere e nel comunicare vissuti ed emozioni. Complimenti!

