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Dialettali 13 aprile 2011 · lettura 1 min · 2631 letture

L'avarizia

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filiberto 205 poesie pubblicate
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Richetto de Trastevere era avaro e nun spenneva er becco de 'n quatrino, mai na cena, mai in un festino, teneva stretto a se solo er denaro. Pe dà dimostrazione ar Padreterno de come se gestisce er conto 'n banca metteva i documenti 'n cassapanca pensanno de portasseli all'inferno. Ammucchiava li sordi, tanto accorto, contava e ricontava tutto er giorno attento a nun avè nessuno 'ntorno, ma na matina lo trovorno morto. A spenne cominciò l'ereditiero co na mignotta dentro ar cimitero.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Fa parte di un gruppo di sonetti tipo inglese (tre quartine a rime incrociate +un distico) che trattano dei vizi capitali con ironia personificandoli con soggetti simbolici. Il nome è di fantasia.

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L'autore
filiberto

Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,

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Commenti (9)

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I
Il Crudo13 aprile 2011

standing ovation x il finale. dacci dentro filiberto!

Applausone! bravo, x i versi ben stilati in vernacolo ed il senso dell'humor!

mario calzolaro13 aprile 2011

tratto, ispirazione,"svolgimento" magistrali... una lirica che va apprezzat, gustata, ammirata.

Silvia De Angelis13 aprile 2011

Versi simpaticissimi in avvenente vernacolo che l'autore ha composto dimostrando grande arguzia e creatività...

Lina Sirianni13 aprile 2011

Mi diverte molto leggere questo tipo di sonetti, oltre alla simpatia portano alla riflessione... SI l'apprezzo

Garbofania13 aprile 2011

E' il caso di dire: quanta fatica sprecata. Rimarranno gli eredi ad accapigliarsi per avere la fetta più sostanziosa di una vita buttata. Io conoscevo un tizio che stirava le banconote e le teneva sotto il letto. E' morto "da ricco"

Rosy Marchettini13 aprile 2011

Vernacolo perfetto in una poesia piena di originalità e saggezza Piaciuta ed apprezzata tantissimo

v
veronica de tommaso14 aprile 2011

impeccabili versi in vernacolo che caratterizzano in modo efficace uno dei più comuni tra tutti i peccati capitali... sembri descrivere Mazzarò, il protagonista de "La Roba" del Verga...

C

come è che se dice in umbria: li sordi dell'avaru se li gode lu sciampagnone: dirti bravo è poco: sei fantastico