Rabbia
Luca Ventura
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Voci represse, dolore incostante
la nenia di giada sopisce l'assurdo
cantando le strofe d'antico pensiero
cercando la luce fra veli d'organza
L'ombra d'un dubbio distrusse certezze
fra liete novelle s'annida quel mostro
che sbrana e divora dell'esser felici
le note leggere d'un candido amarsi
Vitreo disprezzo m'inonda la mente
d'aver regalato alla notte i miei sogni
tramuta in quintali ogni grammo di colpa
rendendo ogni istante d'eterna agonia
Respiro profondo precede ogni dunque
all'alba stentata che l'iride scorge
promesse a me stesso d'un lieto futuro
fra chiari disegni di cambi e letizia
Ma caduco è il dire se il velle è sopito
nulla modifica l'esser mio stanco
soltanto progetti gettati nel fuoco
che sbrana un ritratto da anni ricordo
Vana la fuga che il cuore mio anela
per quanto lontano si volga lo sguardo
natura non cambia la voglia d'un giorno
celato è il traguardo ad un passo dall'oggi
Inutile è lotta con l'esser se stessi
si cela nel palmo la chiave del dubbio
ma l'occhio mio cieco rifiuta il reale
cercando la meta in pensieri lontani
Distacco violento fra l'essere e il dire
che viola brutale con occhi innocenti
i sogni d'argento piu' antichi del verbo
che sono pilastro fondante del poi
Certa è la rabbia ma incerto il domani
ricerco dell'essere antico epicentro
donando al futuro il redento pensiero
d'avere compreso ogni errore commesso
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L'autore
Luca Ventura
Nato a Catania il lontano 18 dicembre del 1980, in un giorno qualsiasi per molti, ma non certo per mia madre... Un ragazzo come tanti, forse sarebbe meglio dire come troppi, la passione per la poesia la scopro all'età di 14 anni quando scrissi la mia prima poesia su uno stralcio di carta trovato dentro il portafogli
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