Di viola
Antonio Bruno
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Credi che non sia bello?
Andare a spasso, fare quello
Che t'è sempre piaciuto?
È stretto l'imbuto del terrore
Ti spinge e tu che guardi suole
Di scarpe che sono bucate
Passi le giornate a ciondolare
Che n'è stato di quell'estate al mare
Quando la sabbia rovente ti spingeva?
Languide meraviglie sono le tue risate
Fritti di patate delicate che mangi da sola
Vuoi una splendida serata vuota?
Una serenata sotto il balcone?
Un pianto di un professore che aspetta di sotto?
Nulla s'è interrotto, solo la casa è rovinata
Che tanto non è mai servita
È stata costruita nella strada ch'è in salita
Per impedirti di lasciarti andare
Finisce che stai male, se non torni aria
Leggera che vola nella sera
Che stringe il velo d'una cameriera
E si colore di viola per sperare
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Antonio Bruno
La linea che si torce e che forma queste lettere che messe una accanto all’altra fanno i simboli che i tuoi occhi scrutano. Sono immagini che fanno sorgere nella tua mente i suoni che adesso stai ascoltando, parole, mie parole che sono penetrate dentro di te.
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