Amarezza
Avevo aperto
la porta all'amicizia.
Spalancata l'avevo
con viva dovízia.
Dalla parola scritta,
voluta senza falsitá,
per un'amicizia dignitosa,
oggi vera raritá.
Un leggero soffio svia,
tenue pensiero tra le fronde,
amicizia volubile finisce,
e la vita s'effonde.
Fugaci i sogni si dileguano,
nell'aére traportate,
si svanisce alle ricerche,
anche delle piú mirate.
Come fumo,
dai comignoli rapito dal vento,
instabile, volante,
fugace ogni momento.
Come fuoco di paglia,
dopo una grande fiammata,
vivida e forte,
ma di poca durata.
Una debole amicizia,
portata via dal vento,
dispersa e distaccata,
non trova un sol momento,
nel potere di un pensiero,
per dire ancor ci sono,
ci sono e ci saró,
io non abbandono.
nel trascorrer dei tempi vedo,
come un triste fiume,
giorni su giorni andar,
e un obliar si assume.
Colpevole tra le genti
di troppa genuinitá,
condannato ora sei,
per la tua sinceritá.
Perdonami dunque se...
adesso al tuo silenzio,
rispondere non posso,
che col mio silenzio.
Nella tua muta corrente
ti accompagno,
questo é tuo desiderio
e dispiaciuto me ne lagno.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!