I ciclamini dimenticati
Giorgia Spurio
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Da quando divieni -supereroe,
la chitarra nell'angolo non griderà l'abbandono.
Sono i pianoforti sui quali
solo le mani dei bimbi
hanno il permesso degli dèi,
di poter accompagnare di voci bianche
il canto... per coloro che... sanno chiudere gli occhi
nella metamorfosi del tempo
come falena in angelo.
La fame
di pane come l'odore
si perde tra i sassi nell'unione
tra inconscienza e sogno.
L'oscillare delle foglie... mi manca
il lento cullarsi tra il mattino e il vento.
La voglia di mollare... attanaglia al cieco
il tatto delle palpebre molli e pesanti
leggere di un soffio sulle mani,
annulla e straripa come il fiume
lasciando alla deriva i muscoli.
E quel mondo... è nel suo modo di volare
che annienta il livido sul braccio,
la fitta allo stomaco,
il corrodersi piano nella steppa dei desideri.
La ferita che si apre dal cielo
verso le costole delle ali
che dall'ombra tornano bianche,
come la luna, docile,
al pianto del Nessuno,
l'anonimo che nulla maschera
sulla cera che copre le stanchezze
tra le pieghe del volto.
Dove i fiori lasciano impronte
come ciclamini
lasciati seccare...
impresse tra le lettere nere di pagine
chiuse in un libro,
come un ricordo appeso
ad un alito, uno solo, un ricciolo
nel coprire la fronte di un sorriso.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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Splendido Leotta Michele5 maggio 2011
poesia densa saporita dei valori che non trovano il sole e amore... dimenticati... molto forte ed è nel suo splendido dire... sentita E BELLISSIMA
mario calzolaro5 maggio 2011
grande piacevole scorrevolezza dei versi e condivisibilità dei contenuti per una ottima lirica


