Varie
Quando volgo accecato
lontano gli occhi dal buio
su lastre vergini di luce
ma candide, così curiosamente
tinte d'innocenza;
Quando in risposta ad ombre
parti d'ebbre sensazioni
stringo urla nelle distanze
di gabbie d'ebano.
Solchi spogli, d'aria rigonfi
e rive, cinte
l'un l'altra come corpi, abbandonati
morenti nel mattino;
Dolce morte, quanti ricordi mi rinnovi.
Là dove in esilio
germogliano tetri gorghi di luce, e dove fuggono i silenzi
- son piogge vane;
Lontano, dove le preghiere si dispiegano
all'alba, come esuli lacedemoni.
Uno strascico di terra
dove allignano ginepri;
dove le vane trame
e le macchinazioni s'intrecciano
e di chiare sublimini vertigini
intessono le nostre spalle.
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Commenti (1)
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Amara7 maggio 2011
...suggestiva... in una forma che apprezzo molto...
