Il viaggio

Salpammo per quell'unico viaggio,
come marionette caricate a molla,
incontro al proprio destino.
Eseguimmo, chi più chi meno,
diligenti, i nostri compiti,
impavidi reggemmo la barra contro ogni tempesta,
rabberciando di volta in volta
gli squarci degli scogli nella chiglia,
gli strappi alle vele.
Chi era al timone, tenne la rotta,
chi ai cannoni, sparò,
chi in cambusa, cucinò,
chi più tristemente assolvendo al compito impiccò.
Buttando a mare i nostri morti,
proseguimmo,
pur sapendo che uguale tragica sorte avremmo trovato.
Ubriacandoci di vino marcio,
ci convincemmo che su quell'unica nave
avremmo potuto cambiare i nostri destini,
che ne avremmo avuto il tempo ed il modo,
consapevoli o ignari non avemmo altra scelta:
o sulla nave o giù nel mare.
Su quella unica nave
in quell'unico mare
di quell'unico viaggio,
tra tempeste e bonacce,
tra insetti, topi e scarafaggi,
tra caldo e freddo,
paura e felicità,
nell'umidità della notte
e nel secco asfissiante del giorno,
cercando l'amore in ogni angolo
di quella putrida nave.
Proseguimmo, per quanto ci fu dato di farlo,
chi meglio, chi peggio,
tutti giungemmo, alla fine del viaggio,
alla stessa identica meta.
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Commenti (1)
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Daniela Iozzo10 maggio 2011
bellissima metafora della vita. nn ci è data altra scelta, o su questa barca o nel mare, vivere o cedere alla morte, e comunque in ogni caso la destinazione ultima x ogni uomo è la stessa. Sia esso timoniere o esecutore. Meravigliosa anche la foto, trasmette tranquillità e mistero. Sembra surreale.
