Quelle tenere viole
Non da Urbino né da un convento di Cappuccini
ma da uno spoglio giardino abbandonato,
il mio giardino dell’amore, dovrei coglierne
ancora e sentirne quel profumo delicato,
profumo perso quale il profumo di un antico amore?
No, non più, semmai andrò nel tempo in cerca di altri fiori:
odio forse le viole? No, una volta piansi per loro,
una mano forestiera quella zolla che
da tempo le nutriva tolse e strappò via
complice il tuo aiuto: e, ricordo, ridevate!
Nel suo giardino mi hai detto l’ho portata,
senza pudore mi chiedi perché dà più fiori?
Non era terra che le dava vita, la zolla sì seccò
le viole spense spento l’amore che l’animava.
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
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