Scegliere la torre
Pietro Roversi
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Non fosse per l'arrocco prematuro
(questo scambio senza futuro,
che non si può invertire
in un passato da rifare, da ridire)
quasi si era tentati di ambire
al paradosso della preghiera:
l'inversione del tempo,
il ritorno nel grembo a schiera
onnipotente di ieri,
con le dame di fronte e i re di fianco,
anche loro di fronte, che si scambiano
(re con re, regina con regina,
e ciascuno alle spalle di un pedone)
sguardi osceni e alteri.
Ma questa è una partita alla moviola,
o un esercizio di quelli
fatti contro sé stessi,
da una persona sola,
per la noia, o un'ossessione
per la simulazione.
E infine - la scacchiera
è di quercio massiccio, e ogni pezzo
è d'avorio, e non è posticcio:
un gioco da milioni!
Così un parere sia pure a malincuore
lo debbo proporre:
la scelta della torre
non sarebbe un errore
di purezza immacolata,
ma una pezza fatata al rabbercio
splendido di un'assenza di coglioni.
Allora prima di dovere
addurre alcune scuse inopportune,
converrà calare una fune
e sedurre un alfiere carponi
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L'autore
Pietro Roversi
Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc
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