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Amicizia 19 maggio 2011 · lettura 2 min · 1148 letture

Tenera amica mia

Giovanni Facchetti 127 poesie pubblicate
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Tenera come sa esser un cucciolo morbida con il pelo che è batuffolo mi guardavi un poco in apprensione pensando: "sarà quello il mio padrone?" E scrutandomi con occhi quasi umani ti chiedevi: "mi terrai fino a domani? Non mi chiuder dentro una vecchia borsa, non buttarmi giù dall'auto che è in corsa." E' durato diciott'anni il nostro sodalizio e come fossi un figlio a cui non nego un vizio, come parte di famiglia sei stata coccolata. direi che come cane la tua vita è stata agiata, ma forse non ha prezzo quello che ci hai dato, con la tua fedeltà tante cose c'hai insegnato. E ora che ci manchi ci conforta il tuo ricordo delle tue buffe corse che certo più non scordo, di quando io con te giocavo a rimpiattino nascondendomi con l'albero che c'era più vicino o quando ti chiamavo dal fondo delle scale e scendevi rotolando senza farti mai del male, a volte ti facevi coccolare sul divano e io arrotolavo la tua orecchia con la mano e tu più che paziente mi lasciavi sempre fare e mai ci si ribella se si sa soltanto amare. Chi dice che una bestia non ha l'intelligenza dovrebbe con lei far dell'esperienza perché quando una pallina ti facevo rimbalzar e tu che non hai mani non riuscivi ad acchiappar facevi finta di guardar da un'altra parte e poi con mosse che ormai sapevi ad arte, mentre io già ridevo come un matto d'improvviso ti esibivi in uno scatto e riuscivi con la bocca ad afferrare la pallina e con lo sguardo che parea dir ch'eri furbina sembrava mi dicessi di farti una carezza come unica pretesa d'un'eterna contentezza. Ora t'immagino che insegui le comete e con mille amici cani tra voi vi rincorrete perché nei prati azzurri non c'è nessun padrone e non avrete mai d'un abbondon la delusione.
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Giovanni Facchetti
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