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Riflessioni 21 maggio 2011 · lettura 1 min · 2119 letture

Come un dado

Antonio Bruno 243 poesie pubblicate
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I papaveri insanguinano il verde Metto le mie tende Scrivo odori su un dirupo Scruto l'orizzonte muto Mentre le lacrime graffiano i colori Getti di rugiada addosso ai muri Mi lucidano il cuore Faccio già l'amore Ma è finito tutto Lamenti e gemiti, sono distrutto! Una crema di dolore Sfida il lutto Un gemito e un errore Tutto un botto E un gelido signore che conosco Accenna ad un guadagno Ma dov'è finito il giorno? In uno stagno? Che pensi di quel tuo lato brutto? E le cose che hai sparso dappertutto? Sono le vittorie? Lucide labbra dure come suole Si stampano sul viso Nemmeno l'accenno di un sorriso Un cumulo di sale Una secondo sempre uguale La scopa ch'è li all'angolo Lo straccio intriso d'aria ed il triangolo, ormai spezzato E i tuoi discorsi finto umano come un dado Son giunti a Pendinello Un piccolo gesto, sempre quello mi volevi frequentare Era già deciso! ...sull'altare!
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L'autore
Antonio Bruno

La linea che si torce e che forma queste lettere che messe una accanto all’altra fanno i simboli che i tuoi occhi scrutano. Sono immagini che fanno sorgere nella tua mente i suoni che adesso stai ascoltando, parole, mie parole che sono penetrate dentro di te.

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Commenti (1)

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Ugo Mastrogiovanni21 maggio 2011

Forse non sono tutto frutto di immaginazione questi versi, sembrano esempi concreti di fatti veramente accaduti a chi scrive che, con un po' di rabbia, in tantino di ironia e un prezioso giro di lemmi, ha saputo riconoscere ottenendo risposte poco chiare a precise domande.