ABAT- JOUR (Roma 9 giugno 1940)
lucio lucentini
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Il futuro è nostro ripeteva la radio
mentre un uomo vestito di nero
parlava sopra un podio.
Avrei dovuto essere a Berlino
ed annoiata sul divano
Liberty leggevo invece senza
attenzione diari di bambino.
La vita urla dentro, stringe la compassione,
la soffoca e la traduce a vizio
o assenza di passione .
Delle mie voglie nessuno né conviene,
nessuno si trattiene.
Morbido usato, parvenza
e mestiere, rotondità mostrate
a merce del piacere.
Avrei dovuto essere a Dublino,
parlare Inglese, stirare le camice
a quel ragazzo biondo, avere
il mio bambino.
Avrei potuto vivere a Bengasi,
essere tanto ricca, sposare un Generale.
L'Italia entra in guerra ripeteva la radio,
pensavo rassegnata senza amore,
la casa resta aperta, aperta
sempre a tutte l'ore.
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L'autore
lucio lucentini
Leggere è un piacere che arricchisce il pensiero, scrivere è la capacità di farlo rivivere e vedere ; l’invisibile mano che detta la mente, che componga o giri la ruota di un vecchio proiettore non fa differenza, la sala è buia e silenziosa per quando il film appare sullo schermo allo spettatore in attesa di far pa
Commenti (1)
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Ugo Mastrogiovanni22 maggio 2011
Versi di un'altra stagione, avevo 4 anni allora, ma ben chiari per mettere in luce zone inquiete della storia, che hanno mutato costumi e psiche. I miei omaggi.
