Vestita da pagliaccio
angelo cora
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Quel dì che la speranza,
cessa l'osservare, con gl'occhi dell'amore,
tutto un mondo intero, lascia i suoi colori,
sbiadir al vecchio sole
S' ode a gran distanza, senza far rumore,
il denso d'un dolore, calare in fondo al cuore
Il volto d'un uomo, sguardo perso al suolo,
piangere il suo duolo
Solo un usignolo, nell'anima rinchiuso,
tra reti della gabbia, gorgheggia nelle notti,
gl'acuti della rabbia
Se tu fossi più pazza, di quel che sei già ora,
potresti forse entrare, senza interpellare,
vestita da pagliaccio...
Femmineo sublime, che all'osservar scompare
Un po' d'acqua portare, lenendo la calura,
d'un cuore nel bruciare,
in codesta calda estate, ancor nell'arrivare
Scusa, sai scordavo, ora tu sei altrove,
discosta dal dolore
Sei una gran Signora, abiti noti cuori,
rinneghi i tuoi natali, vivi appartata,
con coloro che hanno dentro il cuore,
l'aria condizionata
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L'autore
angelo cora
sono, bianco, fantasma trasparente che s'aggira inutilmente, tra lievi ricordi e grevi sentimenti, ove esondano nel niente, sottilissimi pensieri, in onde impetuose, dal fiume della mente - Lascio comunque al cuore, il tanto ringraziare, quelle gentil persone, che pur non conoscendomi, leggono, a
Commenti (1)
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alessio carlini26 maggio 2011
stesura impeccabile e ottime immagini poetiche... piaciuta!

