Ti penso ... figlia mia
Andrea Nateri
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Ti ho dato le mani,
hai riso
giocato
disegnato linee.
Ti ho dato i miei occhi,
hai visto tormenti
paure
e hai guardato il cielo.
Hai preso il basco,
hai messo una caramella
e coperto le bambole.
Hai visto la mia sciabola,
con occhi
scuri,
tristi
hai detto,
«non far del male papa! ».
Ed ora,
solo ora,
lontano da te
armo il mitra
ordino il fuoco
vedo uomini cadere.
E penso a te,
figlia mia.
E mi vergogno,
comandando
l'attenti!
©
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L'autore
Andrea Nateri
Poeta per caso, come per caso ritrovato su questi lidi. Amo la poesia minima. Non amo la poesia neolirista la metrica costruita e la poesia arcadica densa di termini e di immagini dal nulla colorati. Preferisco sempre « ... mangiare, non cibarmi!» Preferisco la semplicità dei termini di tutti e la voglia di essere.
Commenti (1)
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Duilio Martino27 maggio 2011
Riflessione molto attenta e che mi coinvolge... considerando i miei 35 anni di vita militare... Bellissime le parole della figlia... ma credo che possiamo fare ed aver fatto egregiamente il nostro lavoro senza deludere nessuno... Riflettendo sulla nostra vita però, forse, il vergognarsi assume una valenza metaforica... e ci rimproveriamodi non aver fatto abbastanza!

