Vita
Arturo Vaccarielli
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Cammino e non mi giro, ho paura.
L'abisso,
la morte,
il nulla.
Ubriachi storditi sul ciglio della strada
mi guardano impauriti.
Ho le verruche,
la lebbra,
le ossa rotte.
Il male mi circonda, ed io brucio.
L'inferno,
Satana,
il corvo.
Ah! ridotto ad una larva, succhio carne.
Alcool,
assenzio,
vino.
Brilla nei tuoi occhi l'odio e il blasfemo.
Odio il Dio degli uomini.
Il denaro,
la ricchezza,
la stupidità.
Chiunque varchi la soglia sarà due volte benedetto.
Lussuria ti amo,
avarizia ti odio,
voluttà ti adoro.
I canti della pioggia.
Vedo l'odore della pioggia.
Tempesta,
vortice,
fulmine.
Descrivo un suono: tra tra ta ta.
Guerra,
genocidio,
bellico.
Sono l'eletto.
Vedo la realtà nei sogni.
Incubi,
nevrosi,
melanconoia.
Sono caduto nel vortice dell'amore.
Donna mia guarda il mio amore.
Felicità,
passione,
compassione
per un addio
non offerto.
La fenice vivrà ed io morirò.
La filosofia insegna ed io apprendo.
Platone,
Socrate,
Seneca.
Sono un principe in balia dell'incendio,
guardo il mio regno bruciare.
Noia,
male di vivere,
esausto.
Mi guardo e mi lascio vivere.
Il mio mondo è solo mio.
Inetto,
sfinito,
sognatore.
Io vivo
forse vegeto
descrivo il pensiero
forse ermetico
capire
vedere
ascoltare
vuoi capire?
Guarda negli occhi
il male
e capirai.
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L'autore
Arturo Vaccarielli
Commenti (1)
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Azar Rudif1 giugno 2011
Forse, basta guardare questo mondo che gli uomini hanno costruito per comprendere le sensazioni che hanno suscitato questi versi in parte melanconici, ma in maggior parte di denuncia e di ribellione. Ma non è con l'acqua che si combatte un'inondazione e non è con il male che si combatte il male (considerazione personale). La conservo per il senso di denuncia che mi piace leggerci.

