Padre, poi chiamato
angelo cora
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Ha fatto un passo falso,
quel dì questo mio cuore,
permano col destino, che mente disapprova
Lasciare in poche ore, nel buio d'una sera,
il viso dell'amore
Era di cielo chiaro, il colore dei suoi occhi, quando
m'osservava,
era di latte bianco, il color del suo sorriso, quando mi
cercava,
era di bacche rosse, il sapor della sua bocca, quando mi
baciava
Eran di biondo tinti, i suoi capelli mossi, con tocchi di
mesciato,
ribelli, tuffati a sorpresa in quel celeste d'occhi
V'era gran spessore, nel suo piccolo cuore, quando forte
batteva
Liscia pelle setosa, lasciava al gusto al tatto, delizia pura
fina,
ove tracciar confini, nel dare e nell'avere, quel corpo
possedere
Era di fiume in piena quel suo amor versare, su brace del
piacere
Lunghe affusolate mani, porgean carezze audaci, ovunque,
lente, sicure capaci d'incendiar godere, in quel sapersi dare
Tra quelle pieghe chiare del gusto dell'amare, lasciate li per
ore,
da pelle stropicciata, da appagati corpi, da riposati cuori
Forse, con Lei avrei sopito o forse accarezzato, quel fine
tanto amato, che sfiora il sublime, oltre invan provato
Dal troppo aver viziato, parecchio coccolato
Esser da un Respiro,
dal dolce d'un sorriso, bello come il suo,
padre poi, chiamato
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L'autore
angelo cora
sono, bianco, fantasma trasparente che s'aggira inutilmente, tra lievi ricordi e grevi sentimenti, ove esondano nel niente, sottilissimi pensieri, in onde impetuose, dal fiume della mente - Lascio comunque al cuore, il tanto ringraziare, quelle gentil persone, che pur non conoscendomi, leggono, a
Commenti (2)
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Duilio Martino4 giugno 2011
"quel fine tanto amato che sfiora il sublime..." molto bella... toccante e ben strutturata... .
mario calzolaro4 giugno 2011
complessa ed articolata... una lirica ricca di immagini ed emozioni. Apprezzata


