Naufrago
Christian Lezzi
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Eppure capita
non basta più fuggire
levar le tende e andare
la tua ombra già t'insegue
incollata come sudore
gelato sulla pelle
a roderti il respiro
quel fiato corto
stretto in gola
incapace ormai d'urlare.
Succede e non sai come
che non freni la caduta
spezzandoti le ossa
lungo il baratro affamato
stracciata la tua pelle
tinta di quel sangue
impazzito nelle tempie
perso il cuore in superficie
lasciato a ridere di te.
Impotente reazione
inutile ormai provare
stringendo nocche
bianche di rabbia
spaccandole con forza
contro il muro che t'opprime
sei naufrago d'oceano
aggrappato a quel relitto
che ostinato chiami vita.
E poi ti svegli
nel momento dell'addio
ridestandoti dall'incubo
di paura ancora avvolto
nonostante tu sia desto
e d'improvviso la ritrovi
la forza per urlare
spaccare il mondo e ricostruirlo
solo nella notte
solo con te stesso
tu col tuo destino.
E ti ritrovi a camminare
sicuro finalmente
tra passi tremanti
e sentiero che prende forma
prima che sia giorno
prima che sia tardi
serrando ancora i pugni
deciso ad andare
a riprenderti il futuro
inseguendo la tua vita
per cambiare l'orizzonte.
©
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L'autore
Christian Lezzi
Commenti (1)
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mario calzolaro14 giugno 2011
c'è tensione e pathos in questa bella e ponderosa lirica che ho molto apprezzato

