Gusto sottile
angelo cora
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Pareva più bello ancora,
di quel sole che tanto spledeva
L' invito d'un dolce sorriso, battente vessillo straniero,
arrivato d'un tratto, improvviso, tra colori di già primavera
Non parlava, ma tutto diceva, quell'azzuro di sguardo da sogno,
volteggiava, nel suo camminare, conquistando ogni giorno attenzioni,
dal mio corpo di giovane uomo
Come cima d'un monte borioso, d'impossibile impavido onore,
fece battere subito il cuore, distante da ogni raggiro
o pensiero di alto clamore
Nel mio io, lei era già mia, pur se altri cingeva il suo amore
Fu toccare il cielo col dito, lo sfiorar in quell'umida sera,
il suo corpo di nulla vestito, fra sapori dispersi dal fieno
Un' amore di grande spessore, che ancor oggi ne vanta calore,
l'angoletto più ardente del cuore
Fu conquista che diede parola, al soffiare d'un vento cattivo
Un lasciare bandiera d'arrivo, su pianeta d'un altro splendore
Ove solo chi sfreccia nel cielo, cercando smarriti tesori,
assapora quel gusto sottile,
d'un sorriso più bello del sole
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L'autore
angelo cora
sono, bianco, fantasma trasparente che s'aggira inutilmente, tra lievi ricordi e grevi sentimenti, ove esondano nel niente, sottilissimi pensieri, in onde impetuose, dal fiume della mente - Lascio comunque al cuore, il tanto ringraziare, quelle gentil persone, che pur non conoscendomi, leggono, a
Commenti (1)
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mario calzolaro23 giugno 2011
come giustamente sostiene Tarabella sono percepibili echi gozzaniani in una lirica che è storia e vita vissuta

