Come un vecchio fiore
Stefano Drakul Canepa
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Le tante notti
che scorrono nel sogno
di un lamento
Prendimi così, con il mio miglior vestito e le mie notti
ancora lucide del loro nero incanto, prendimi ora
senza i rimorsi di una vita spesa ad inseguir falene.
Tu non hai mai baciato le lacrime di un bambino solo.
Prendimi quando le mie ossa sono ancora calde
ed il petto ancora batte di un fuoco vivo e rosso
gravido d’amori e di speranze, di rincorse al cielo
e di bestemmie urlate contro una nuvola ed un vento.
Tanto tu non saprai mai delle albe percorse a passi
così grandi da sembrare un trionfo e delle tenebre
trascorse ad accarezzare fate, a baciare mille lune.
Prendimi da vivo, taglia il filo del mio battito lento.
Tu non vedrai mai un sole spento e la terra che scorre
sotto i piedi come un fiume, la rugiada di cento petali
cadere sulla fronte mentre una carezza esita la pelle.
Prendimi così, non farmi soffrire d’oscure eternità.
Prendimi ora, mia Signora, non farmi appassire
Come un vecchio fiore.
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Stefano Drakul Canepa
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