Le confessioni degli alberi
Giorgia Spurio
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I capelli che della sera
si riversano su pelle
e dune, attendendo che come seni
siano gocce di pioggia
in metamorfosi di lacrime di rugiada,
da vie che divengano
come salsedine che tiepida
rispecchi la luna,
su onde vicine per sabbia
da poter rapire, imprigionare,
tra dita bianche alla luce
del celato sole.
-Le tue braccia, calde,
come silenzi da difendere,
così come medaglie da collezionare
i tuoi miti respiri,
passo dopo passo,
ai lampioni testimoni,
di gatti ed effusioni.-
I candidi gerani, al soffio del profumo,
come musica di primavere passate,
riportano del solstizio
il rintocco delle ore,
la caparbia attesa di abbracciare
stringere, assaporare con occhi chiusi
i soffici laghi delle strade buie,
tra luci di stelle racchiuse in pugno,
come lucciole per piedi senza meta,
lì, dove il sonno umano
è il risveglio titubante degli alberi
resi taciti.
Ed è il salice, a collo nudo,
chino per umiltà d'anni,
ad aprir finestre invisibili
per bisbigli che si nascondono
sotto le floreali vesti incolori del vento.
Parlano...
E le rose,
si inchinano, bianche anch'esse,
come reliquie di cieli caduti,
tra spine che non portano dolore,
solo perché ora... dell'aria
tra le pieghe delle fronde,
fino alle spighe di grano,
-ruvide come terra per le mani-
per le voci che salgono fino agli scogli lontani,
possa cercar del tuo nessun pianto,
-il latrato muto delle tue radici-
placido spicchio di nuvola,
raccolto da un mio bacio.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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ilaria montali14 luglio 2011
Amore immerso nella sera estiva con la verseggiante descrizione della particolarità dell'ambiente, tanto più suggestivo quanto più intenso il sentimento che viene vissuto.
G
Giama18 luglio 2011
Poesia intensa ed evocativa, versi raffinati! Complimenti!

