Studio di mezz'estate
Crollo sui libri, la mente opaca, sazia,
e gl'occhi leggeri mi cedono
sotto il peso del vorace apprendere.
Perdo il vedere, dei sensi precoce defunto.
Rivive l'udire.
Il tuo tamburellare,
la penna ti scivola irrequieta sul papiro
e t'annota quanto la paca mente ora reprime.
Il tuo respiro m'è armonia.
Sussulta l'occhio a cercare quel suono in lontananza
di genti e rumori, di musica e melodie,
giovani fiori che nell'estate scivolan via;
giovani amanti che si rubano l'aria di baci.
Cerco la gioia di tal nuove menti
lasciati gli studi al tramonto,
cercan ora l'albe di feste.
Sfuma svelto tale libero desio
per aspri gesti che mi violentano i suoni
mentre morde il suo osso il cane.
S'acquieta il tutto
e il dolce dormire mi giunge.
Mi stringe e mi culla.
Mi fa di sé dolce melodia.
©
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