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Introspezione 3 agosto 2011 · lettura 1 min · 1637 letture

Dei diritti ... E delle arroganze

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Paolo Morganti 1117 poesie pubblicate
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Ad rogare leggi remoti vezzi di antichi patrizi, come pubbliche richieste di patria potestà non é nel mio stile. Non é arroganza la mia é autodeterminazione é presa di coscienza. Sovviene dantesco paragone del bullo Argenti nello Stige dal Vate collocato che il suoi viso con un calcione fendette Sono incallito sulle mie conoscenze, dove non so, taccio non ostento saccenza non possiedo universale conoscenza, non amo rappresentar psicodramma in maschera tale melodramma é il protagonismo esagerato. Schietta mente sincera mente offro me stesso e la mia vita a difendere idee altrui non condivise e di nessun possesso.
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Filippo Argenti famigerato bullo fiorentino che in groppa al suo cavallo colpì Dante con una pedata. Dante nella sua opera lo colloca nello Stige .

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L'autore
Paolo Morganti
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Commenti (6)

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Loreta Salvatore3 agosto 2011

Toni da invettiva per una poesia dal gusto dantesco che denuncia l'arroganza dell'uomo ed il protagonismo esasperato. Un monito severo a conseguire la sostanza delle azioni. Una riflessione introspettiva molto condivisa ed apprezzatissima!

EnzoL3 agosto 2011

non ti si può dare torto, scrivere la propria vita le proprie conoscenze è già sufficiente, di pavoni che si riempiono la bocca di idee altru ne è pieno il mondo... continua cosi, inutile dirti che mi piace e condivido a pieno il tuo scritto!

Barbara Golini3 agosto 2011

l'arroganza appartiene ad una forma mentis che raccoglie un universo di valori e idee sbagliate... eppur in democrazia si difende anche colui che non la pensa come te (come dici giustamente nella chiusa)...se ci si ponesse l'obiettivo di andare leggermente più a fondo della superficie che a volte viene distanziata diben 10 cm... forse il mondo sarebbe diverso... se la si smettesse di giocare a farsi dispetti come dei bambini forse tutto cambierebbe... una grande riflessione questo tuo intimo pensare...

DonnaFPgreeneyed3 agosto 2011

Essere se stessi e raccontar di sé, in sincerità, è già un'impresa lodevole a volte ardua. La consapevolezza dei nostri limiti, stretti o ampi, è un buon atto di umiltà che sempre, non viene colto, da chi non ha grande sensibilità perché è involto nel proprio 'super io' senza per altro aver migliorato o affinato il 'super- ego'. Lirica di spessore che il Grande, Originale, Profondo Poeta ci propone in riflessione, molto apprezzata.

ottima visione della vita in natura di essere arroganti e fin troppo saccenti... conoscere e saper accettare i propri limiti è di per sè una grande virtù. Ottima stesura in sapore dantesco.

Angela Fragiacomo4 agosto 2011

nobile la citazione... quanto nobile è il pensiero di questo Autore, che s'offre nudo nel suo sentire... senza saccenza, ma con autodeterminazione e umiltà...connubio che ne fanno un saggio... che delizia ed arricchisce con i suoi versi il lettore, che rimane rapito... lirica scorrevole e sentita... apprezzatissima per forma e contenuto!