Il furente pianto del cielo
manfredi marcianò
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Arrivai.
Erano le otto e due minuti
la pioggia scagliava le sue
gocce
sulle mie tempie
fradicie
del troppo vagare.
Osservasti
il mio viso cambiato non certo
per via della stagione
ma per l'uomo che sono
adesso
differente da ieri
uguale a quest'oggi.
I tuoi occhi fissavano
queste membra
effimere
se sol paragonate
al tuo esser donna
e in quell'istante vivevo
abbracciato dal tuo sguardo.
Piangesti
lo ricordo
e non è la memoria a tradirmi
se dico che oltre
più non rimembro
ma il tuo volto
nascosto
due labbra che sussurrano "dimenticami".
Voltai il mio sguardo
indietro
laddove neanche gli angeli possono
scrutare un sussulto
e parlai
"se tu mi dimentichi..."
dissi,
mi fermai.
Era il tuo cuore ad allontanarsi
quella voce che or
com'allora
mi appar sempre più lontana
similmente ad un'aurora
sfocata
per via del furente pianto del cielo.
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L'autore
manfredi marcianò
Commenti (1)
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Stefania Stravato3 agosto 2011
L'Autore, che leggo con grande e piacevolissima sorpresa, per la prima volta, irradia un'emozione di straordinaria intensità, da questa lirica che con la potenza delle parole, si fa ''visiva'' e conduce con forza il lettore, in un momento di grande sofferenza. Ammiratissimi complimenti, conservo e segnalo.

