Il contadino

Quando piccina spiavo il nonno
intento e chino sulla terra a zappare,
non comprendevo tanta fatica per poter mangiare.
Povero e umile, coperto di ricchi cenci,
trascinandosi con enormi stivali,
dall’alba al tramonto curava i suoi filari.
Con semi di mais riempiva i granai,
ed era festa quando a fine stagione con i parenti,
si brindava per il raccolto felici e contenti.
Tra noi bambini c’era un continuo vociare,
perché nella vita non desideravamo
cosi umilmente faticare.
Non si comprendeva allora la gioia di seminare,
il piacere di curare una piantina che dopo qualche mese
sarebbe rinata farina.
Quel suo sudore nascondeva un grande cuore,
umile e capace di amare.
Amava la terra, la vita ed il focolare.
Io mi inchino, a chi con orgoglio piange sudore,
a quel contadino che invisibile era un gran signore.
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