Gli uccelli e il foro
Maurizio Melandri
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C'era la calura estiva
e c'era uno steccato
tra di noi
e in esso un foro
e dal foro guardammo
i cespugli fiorire
regno del canto
degli uccelli notturni.
Non é vero
che gli uccelli non hanno volto
le foglie li riconoscono
gli alberi li riconoscono
il canto é il loro volto.
Le nostre voci nel vento
riconobbe quella notte
il temporale
invocando il rombo del tuono.
Nuotammo lontano
senza meta.
E' come nuotare verso l'orizzonte
l'Amore
all'inizio pensi di raggiungerlo
poi riesci forse
a salvare l'anima.
Il mondo non ci sorregge
e noi non siamo più
quelli di prima
nell'oscurità
privata del canto
dell'usignolo notturno
e della luce
che trapassa il foro.
©
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L'autore
Maurizio Melandri
Si può definire quello che si é usando parole più o meno appropriate, termini anagrafici e sociali che tratteggino il proprio inserimento in questa società od il malessere di viverci... Poi c'è un modo più sottile e veritiero di descrivere quello che si é ed è rappresentato dal proprio mondo interiore, dalla prop
Commenti (1)
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L
Loreta Salvatore9 agosto 2011
Poesia molto dolce e dalle immagini vive della Natura. Un canto eccellente permeato di tenerezza e letto con immensa gioia. Sublime.
