Scomodamente comoda
Lunabionda Valentina Di Caro
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Tu che imprimesti la scure sul reclinato capo
che mi piegasti al lurido volere del Fato
disarciona le briglie che mi tengono inchiodata
alla preghiera di non aver speso una vita sbagliata
Dio... come mi odio... mentre rimesto inutilmente
nel sacchetto di fatue forme di perdono
ed estraggo ciò che mi conviene all'occasione
come un cagna che cerca un padrone
barbona e bastarda bestia senza catene
Ché il carattere randagio non si piega
ché lingue a leccar le piaghe dell'asfalto
(sul quale da mesi tento di riposare)
non solcheranno il pelo che neppure
carezze umide di brividi potranno sollevare
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Commenti (1)
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Splendido Leotta Michele24 agosto 2011
UNA STUPENDA POESIA, posa quel malinconico sentire in brillante scioltezza che invade il cuore... per le meravigliose splendide e sentitissime parole... complimenti ...un CAPOLAVORO...è BELLISSIMA

