Fissando il cielo grigio, rotondo
Gianpiero De Tomi
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Fissando il cielo grigio, rotondo
levo la mano, pronto a raccogliere
scopro l'infinità di righe recise
sulla pelle dilatata della giornata
ferite inferte, da ferraglia spuntata
un piccolo alfabeto senza meta gira
sul petto, sulle mani, il collo nudo
vestito di perle, piccole e grandi
avvolto nei veli variopinti e muti.
I pensieri sono inquilini curiosi
abitano negli edifici senza tetto
soffitti di stelle, occhi liberi e neri
privi di orbite, scivolano leggeri
sugli altari, dolorosamente sacri
fiammate senza fine, seccano lente
ogni gola, sino a che anche la voce
paziente ed acuta, tace appiattita
foglie morte, diramano vene morte
fino a ridursi nel frammento ovvio
polvere d'estate, troppo piccante.
Le gocce iniziano, mi bagnano
riversano su di me, l'aspettativa
di uno, di tutti, soltanto un tocco
solo punte delle dita che sfiorano
procurano piacere e dolore e quiete.
Le piazze sollevano la coperta
acquattandosi, fra le ombre lunghe
e quel cielo grigio, rotondo e scaltro
- troppo uniforme, per il mio passo -
ancora serba, il rancore del giorno.
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L'autore
Gianpiero De Tomi
Commenti (1)
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Ela Gentile6 settembre 2011
Notevole testo, belle metafore in versi piaciutissimi. Apprezzato molto anche per lo stile e il lessico. Complimenti!

