Ed io cado qui
Giorgia Spurio
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La luna può sembrare la testa di una bambola,
oppure solo il suo tenue e inquietante sorriso.
Prude il maglione, verde e stretto,
sedetevi qui, su questo vagone
per il nuovo spettacolo
delle luci che vanno e vengono,
e delle lacrime che nessuno dipinge,
nemmeno le mani che scivolano sui vetri,
i finestrini o, per sbaglio, sulle porte che si aprono.
Sono caduto tante volte su questi binari,
e tante volte mi hanno voluto raccogliere.
Sono stato sdraiato qui,
su questo viaggio con troppi ritorni,
con questa musica assordante nelle orecchie
per stordire, timpani, vertigini e... cervello.
Per dimenticare che esiste il mondo,
o per dimenticare lei,
soltanto lei.
Lei con le sue trecce mal riuscite,
lei con i suoi capelli raccolti e poi sciolti,
lei con il suo pigiama -che era il mio-,
lei con il suo accappatoio -che indossavo anche io-,
lei che urlava di notte,
lei che non voleva piangere,
lei che non voleva essere abbracciata.
Non ho dormito per tante notti,
fingo di far riposare gli occhi,
le scarpe logore si dispongono padrone
sui sedili di fronte.
Nessuno mi saluta,
mi osservano, -son curiosi-,
nessuno mi sorride,
ed io svengo qui,
su queste sedie scomode
che riempiono le pance ai metrò.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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Aldo Bilato16 settembre 2011
bello, questo parlarsi dentro specchiandosi in situazioni e visionarie apparizioni, osservando... e che ci osservano, anche un po' severe... prima strofa da manuale e poi le trecce mal riuscite...
B
Barba16 settembre 2011
Semplicemente Fantastica! Mi sono emozionato tantissimo a leggere questi versi che sgorgano così diretti, che il filtro della tua Poesia,è una voce narrante e contemporaneamente spettatrice notturna; sono rimasto profondamente affascinato e colpito.

