Il ghigno di caronte
Gianluca Regondi
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Potrei non ascoltare
i dubbi di questa mano
ancora una volta tremante
e riporre il tormento
in un cassetto ben nascosto
fingendo una dimenticanza
ormai rinsecchita
(ma consolatoria), fingendo
che tutti questi scalini
di questa salita infinita
siano già stati percorsi
e riposare sulla riva
di questa palude
conversando con Caronte
e il suo ghigno.
Nelle stagioni della bontà
esiste solo il diniego di essa
e i poeti sanno solo
comprendere queste radici
che il silenzio conosce
fin troppo bene.
Immaginare che l'illusione
sia solo il ronzino stanco
di un vecchio acciaccato
cavaliere disilluso
o una partita a ramino
con i propri maestri
mai incontrati
è solo un gioco
per un sorriso
è solo un attimo
per non chiedere
altri attimi,
sperando che la palude
non avanzi come tutti
i deserti evitati.
Potrei persino mascherare
quel sapore amaro
delle lacrime senza fine
che sai batteranno
il sentiero ormai noto
del rimorso
con il lamento di miele
del destino avverso
con il rumore nemico
di una goffa e costruita
indifferenza del tempo
cinguettando delle ferite
con il ghigno di Caronte.
Ma noi poeti e non
c'inarchiamo
su questo cielo
tra tramonti ed albe
sempre selvagge
e libere
nel loro grido
che ascoltiamo
sempre in ritardo
Noi stanchi esseri
stanchi personaggi
di un copione ripetuto
e ritrito nei secoli
di un tempo
che non appartiene
a nessuno
se non a se stesso
noi forse aspettiamo
solo che vinca
il ghigno di Caronte.
©
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L'autore
Gianluca Regondi
Gianluca Regondi è nato a Milano il 16/9/1959, da poco più di due anni ha trovato "il coraggio delle parole". Anche se scrive da sempre. Associa alle sue opere anche le sue fotografie (l’altra vera passione sempre tenuta sopita) PUBBLICAZIONI - "Giorni di panna: il Viaggio" - Rupe Mutevole Edizioni (2010) - "Ind
Commenti (1)
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cocòveronicacroccia20 settembre 2011
Mai come oggi riesco a comprendere queste sensazioni così da vicino, la tua poesia è bellissima. Entra dentro. Ma il ghigno di Caronte a volte può anche perdere... bisogna solamente non avere paura di vivere. E smetterla di continuare a sopravvivere... rischiare anche quando ormai i cassetti sembrano chiusi a chiave e la chiave dispersa in mezzo a un deserto di emozioni.

