Quando giocavo
Pamela Li Manni
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Una nenia fa da sottofondo
nella funebre marcia verso l'insolito buco nero
Come calamita m'attrae
e come robot teleguidato
mi avvio come fosse un'altare
ove alcuno sposo attende giulivo
ma la sagoma d'un mesto sorriso
ghigna per implosione
d'una greve sensazione
Un tratto arrotondato mi circonda
e il nulla dal brivido sanguinolento
scompare come fumo di camino al vento
Il cerchio si chiude
imprigionando l'infante d'Anima in loco
Alte fiamme ostacolano l'uscita
ma la piccola grande Barby
di plastica rivestita
non tende a guadagnar l'uscio celato
e siede sul freddo catino rovesciato
Nessun'amica l'affianca
ma solo una fila tutta bianca decorata di fiori
Bambole di pezza dai lunghi fili di lana
con forzati sorrisi
come l'espressione di chi vive al di fuori
e presta tutto il corpo a favore di false maniere
affettate, ammaestrate
dirette dal più sadico pioniere
che di contro al suo mestiere
mastica carne umana
e con saccente presunzione
tenta di dar loro una lezione.
Abbraccio il mio polpaccio
e ritrovo l'unico Amore...
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Pamela Li Manni
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