Era il rumore di tacchi correndo
Barbara Golini
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all'imbrunire giovane d'un sentiero fangoso
odor d'inchiostro e legno come steccati antichi
apparivano in lontananza puntini di luce in umido
intanto si stringe nel suo collo di pelliccia
l'inverno è tornato e si fa duro, l'aria soffoca dal gelo
le gambe diventano pesanti e nella fretta non ci si accorge
mentre il cane del vicino abbaia in solitudine
e una bici semivuota sfiletta nell'ombra
accadeva così che dimenticammo d'esser soli
come percepire ancora quel rumore così familiare
del femminile tocco solo uno schiocco
arricciamo il naso allo starnuto
dicevano esserti perduta tra le pieghe dell'animo tuo
intanto al rossore delle mani non trovavi rimedio
penetrante l'odore misto ad aglio che qualcuno cucini?
nel tuo animo solo un desiderio ma esso non si manifestò
apristi quel cancello ormai stanco girandoti di spalle
salisti quei tre scalini che ti separavano dal tuo
per quanto il gelo te lo permettesse
era il camino che non s'accendeva
sfregando le mani scopristi la magia
d'un ricordo, d'un sapore, d'un odore
cos'altro è la memoria se non l'accozzaglia di tutto ciò?
ti domandasti
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L'autore
Barbara Golini
Sinceramente a me non serve proprio nulla, se non il mio animo (M.Cvetaeva) Grazie. Barbara ....non ho mai iniziato, né mai finito.......
Commenti (2)
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Aldo Bilato29 settembre 2011
la memoria, spesso, ha più da raccontare che il presente è come guardare un bel prato fiorito dall'alto, da lontano... dell'accozzaglia dei colori e delle forme te ne accorgi, quando ci sei immersa dentro, non quando l'insieme e l'armonia dell'immaginario che giunge al tuo percepire, te lo fa sognare...
Clara Gismondi30 settembre 2011
Bellissima poesia che amo leggere senza commentare... bella nel suo raccontarsi... e nell'emozionarmi!


