La marcia dei legionari
Claudio Battistella
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Lasciate, amici miei, ch'io vi racconti
l'ardore d'una marcia valorosa
ch'ingaggiano soldati tutti pronti
a far la loro fama più gloriosa.
Partiti dal portone del fortino
situato nel paesello di Capretto
son già ad ore ed ore di cammino
col grand'orgoglio fuor dal loro petto.
Feroci trabocchetti gravitari
inducono cadute inavvertite
di file di marcianti legionari
per valli sempreverdi rifiorite.
Il sole scotta forte sulle menti
di quei subordinati operativi
bruciacchia pur le chiome più fluenti
e pure i cinturoni da gran divi.
Proseguono convinti sempre avanti
sospinti senza posa dal destino
arcigni, duri, puri e straripanti
mettendo il piede in fallo in un tombino.
L'un l'altro appresso, sempre in fila stanno
per campi, prati, fossi e tra le vacche
giammai paurosi nel tripudio vanno
con gli stivali ornati a pestar cacche.
In quella valle si fa presto sera
e ci si rende conto dell'errore:
il generale c'ha una brutta cera
ché s'è girato in cerchio per dell'ore.
Vedendosi raggiunta ancor Capretto
stremati ormai dal fare un altro metro
sentite il furbo verbo del suddetto:
"Si faccia dietro front, torniamo indietro!"
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Claudio Battistella
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