sagome
Ero in un maggio,
la pioggia non aveva senso.
Avevo un vago desiderio di dissolvermi,
di divenire bianco.
Volevo essere un disegno nato solitario,
una sagoma del corpo,
una carezza in un deserto.
Il cielo grigio
Non aveva volto.
Poi,
subentrava la paura di essere cancellati,
da questa pioggia istintiva,
di perdermi i colori che la chioma
del cielo prometteva.
Prendevo il coraggio che mancava.
Ora la mia figura
È un inchino ai vostri applausi,
si aggrumano gli stati cromatici dei miei sensi,
attorno ad una grandine fuggita,
che ricordo appena.
©
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Commenti (1)
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M
Maria Francesca12 novembre 2006
Una bellissima storia in versi che attirano e colpiscono, bravo,