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Sociale 3 ottobre 2011 · lettura 1 min · 2854 letture

Non sono stato io

Annamaria Barone 221 poesie pubblicate
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Non sono stato io a calpestare il tuo sorriso con i miei pesanti anfibi non sono stato io ad aprire un solco nel tuo petto con il mio insensato fucile non sono stato io a bruciare la tua casa e il tuo domani distruggere non sono stato io a guardare con indifferenza svanire tutti i tuoi sogni no, non sono stato io, uomo, a credere che la pace si porti con la guerra e la vita con la morte non sono stato io a lavarmi di nascosto le mani grondanti sangue dimenticando l'accusa nel tuo sguardo ma ora sono io a chiedere perdono a Dio per essermi sostituito a Lui a dispensare vita e morte ora che sto mangiando terra bagnata del mio sangue mentre vorrei solo girarmi a guardare l'ultima volta il cielo
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Da " Vittime di zolfo e piombo"... perché nell'assurda macchina di morte che è la guerra non ci sono mai vincitori o vinti, siamo tutti vittime.

L'autore
Annamaria Barone

Sono una donna di mare e di treni, in perenne movimento come la risacca, e come un treno sono sempre in viaggio verso la meta del cuore. Sono nata il 27 giugno, in piena estate ed estate mi sento, con i suoi colori sgargianti ed i suoi contrasti. Amo scrivere, "scrivere per raccontarla", la Vita, le emozioni, i sogni,

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Commenti (9)

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Silvia De Angelis3 ottobre 2011

Una serie di bei versi in cui la sensibilità dell'autrice si fa notare per le marcate osservazioni, da prendere in considerazione nei conflitti bellici, purtroppo ancora all'ordine del giorno... Poesia molto apprezzata

a
annuska romano3 ottobre 2011

Molto bella, scatena forti emozioni che struggono l'anima. Da leggere e rileggere e... da conservare. Complimenti, sei davvero grande nel tuo stile.

Lorenzo Crocetti3 ottobre 2011

"Rivisitazione" del testo del cantautore pugliese Caparezza dal titiolo "Non siete stato voi" (ultimo album "Il sogno eretico" del 2011) con qualche variazione, ma il concetto è quello, e la poesia dovrebbe essere invece originalità. Comunque il testo di Caparezza, pur con tutti i "distinguo" possibili, lo trovo assai migliore di questa poesia che tenta di ricalcarne il motivo. Non se ne abbia a male l'autrice, però la forza di una poesia risiede esclusivalmente nella personalità del pensiero. Si può anche riprendere un concetto già da altri espresso, ma bisogna, in tal caso, avere l'accortezza di dirlo nella nota, e non farlo scoprire direttamente dal lettore. Comunque, di per sè, se non presentasse tale difetto, la poesia è buona.

Antonio Biancolillo3 ottobre 2011

Non ci sono né vinti... nè vincitori... in questa assurda invenzione dell'uomo... la sua malsana ragione della guerra come unica risorsa si pace... quella sua arrogante decisione di poter decidere sulla vita e la morte... Di grande impatto quella chiusa... Molto apprezzata nei passaggi...

Danielinagranata3 ottobre 2011

Piaciuta per stile e contenuto la guerra sempre la guerra sempre vittime e sangue la parolina P A C E non è conosciuta profonda e bella

Aldo Bilato3 ottobre 2011

la provocazione c'è, solo quando viene accolta... alcuni ce l'hanno nel dna...(affetti sicuramente da un'aberrazione, di qualche cromosoma ancor sconosciuto) ... Caparezza, invece, l'ho conosciuto... e se leggesse questa lirica si farebbe una gran risata di approvazione... ma tant'è cara coccodè...bisogna saper incassare... la poesia, non mi fa difetto... ed è buona, molto buona!...

M
Moreno Tonioni3 ottobre 2011

Una supplica dettata dal pentimento di un uomo che in punto di morte prega il suo dio cercando di giustificare le sue gesta. La Barone con tinte forti narra di un attore che ripercorre le proprie recenti gesta, coonestando il suo fare nell'obbligo dell'obbidienza. Non sono stato io (eppure ne sono stato strumento) non lo ho deciso io ma lo ho fatto... e ora che la vita mi sta lasciando comprendo d'essere stato artefice del male, in quanto pensante e libero di decidere dell'altrui vita... quasi mi fossi sentito un dio, prima di sprofondare col volto nel fango. Abbraccio e condivido la tematica del narrato, del quale apprezzo la scorrevolezza e la forza delle parole, sino alla significativa e prepotente chiusa

EnzoL4 ottobre 2011

un testo che merita... profondo vibra nel suo dolore... questa atrocità rivista dagli occhi di un uomo che chiede perdono... mi ha toccato profondamente e faccio i miei sentiti complimenti al talento di questa autrice... immedesimarsi cosi bene in un fatto cruento non è cosa semplice... anzi...

Clara Gismondi15 ottobre 2011

Di sicuro il pensiero di una persona non ha bisogno di "copiare" per essere se stesso. Non riesco a capire come si faccia a non capire che nello stesso istante, nel mondo, è possibile che un concetto venga detto esattamente alla stessa maniera senza però poter dire di aver copiato nulla. Rido delle persone che sono così ingenue a pensare d'aver inventato qualcosa che non esiste già... Cosa invece dire della tua poesia? Io direi principalmente che arricchisce chi legge e trasporta per le emozioni che sa far provare! Bellissima sotto ogni punto di vista!