Ad un amico andato
Quante notti consumate a chiacchierare
mentre il tempo divorava la tua vita,
si parlava di Freud... il gesuita
e al mattino ci dovevano svegliare.
Sul tuo corpo una fotografia,
una vita amara fugge via;
nei tuoi occhi leggo la tristezza
e tua figlia... Dio che tenerezza.
Vorrei averti qui vicino per parlare,
quante cose devi ancora raccontare;
non ho mai capito la ragione
del tuo essere soltanto un'illusione.
Amico di quei giorni ormai lontani
quante volte ho sentito quelle voci;
le cazzate sopra i nastri registrate,
quelle immagini che scorrono veloci.
La paura di non vincere il dolore
consumava lentamente quel pudore;
ci parlavi di filosofi e poesie,
nascondevi a noi le tue fobie.
Vorrei averti qui vicino per capire
quante volte hai creduto di morire;
per ridarti una speranza nell'amore
per tua madre che mi parla e si commuove.
Vorrei stringerti le mani e poi volare
dentro un sogno e poterti riabbracciare,
vorrei dare certezze alla tua vita
apro gli occhi... mi accorgo che è finita.
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