A che serve

a che serve
andare su per il cielo
a piedi nudi
tra nuvole di fiori
su
per sentieri ricoperti di luce
assaporare
tra le stelle
il rumore di passi solitari nella notte
e lì, fermarsi
per ascoltarne l'eco
lasciarsi
trasportare dal vento
per naufragare in riva al mare
solo
per farsi portar via dalla risacca
rubata
al guscio
di una conchiglia a forma di luna
a che serve
ritrovarsi
a camminare sui cordoli dei viali
guardare gli orizzonti
e respirare
l'abbraccio della sera
che risuona
mentre passeggio tra le foglie di rami al vento
raggiungere il lato buio della luna
per ammirare, seduto
la magia della notte
vestita a festa
a che serve
al cielo, scendere dai monti
per coprire di emozioni
i miei occhi
con i colori vermiglio del tramonto
davvero, a che serve
adagiarsi
sull'arcobaleno dei propri sogni
per attendere l'alba
o dipingere la mia anima
di fantasie
con i colori di luci del mattino
sognare di andare per i boschi
per ascoltare
fino a tarda ora
la voce calda della notte
che
arriva in me
dai sussurri di ricordi appena respirati
che ora
mi accompagnano
come una dolce melodia
quando
tra i viali solitari della mia malinconia
m'incammino
da solo
ubriaco di solitudine
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L'autore
rikkardo
Riccardo, naturalmente è un nome di fantasia di un solitario nel deserto dell’anima. Lo immagino con un cuore grande, capace di ascoltare quel sole che gli entra dentro l’anima, intento a colorare i suoi sogni che vive fino in fondo e di addormentarsi, disteso sulle nuvole, convinto di camminarci sopra, a volte è a
Commenti (1)
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annuska romano6 ottobre 2011
Traspare nei versi solitudine, malinconia e vuoto .Belle, tuttavia le immagini che emergono e che appagano. Complimenti!
