L'uomo venuto dal passato

Strade spente,
nella nebbia dell'immaginazione,
ci consegnarono
alla illirica città di Apollo.
Tra sentinelle di alberi e rovi
tra sapienza e rarità
sospiri dei tempi uscivano dalle remote mura,
sotto il cielo fiammeggiante
di un agosto del nostro tempo.
Noi viaggiatori per passione
mentre più in la mani esperte scavavano
tra le ferite della storia,
tra i bisbigli dei silenzi nascosti.
O tu che là giaci,
sotto la coperta di terra,
ostaggio di un tempo che non ti appartiene,
chi sa chi fosti!
Chissà un guerriero dell'antica Roma!
Esci dagli abissi del tempo,
ora che puoi respirare il futuro!
E intanto le mani spolverano con cura
i resti dell'uomo venuto dal passato.
Solitario reperto
lontano dalla sua civiltà svanita!
Ma se chiudo gli occhi ti vedo sull'acropoli,
nel vento dei tempi,
in questo giorno senza tempo;
ti vedo nella fantasia di un momento,
tra le gradinate dell'Odeon,
in un pubblico immaginario,
Ti vedo, ma non hai più un cuore,
e così, a poco, scompari
tra le sfumature del tramonto
e della mia mente
mentre l'archeologo passa
con il frutto della sua fatica.
Sei risorto nell'ipotesi di un'immagine
ma tutto resta nelle pieghe dell'ombra,
astratta, intangibile,
quasi di marginale importanza;
solo i sassi resteranno li certi,
inconfutabili,
con l'anima nel sole e nella pioggia,
muti testimoni di tempi passati,
pronti ad attraversare il nuovo millennio.
©
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