Chiamami

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Leggo e rileggo con curiosità e piacere questo "diverso" narrare di morte. La Di Caro con un pizzico di squisito sarcasmo s'approccia alla figura della morte a viso aperto, rifiutando il sommesso e diffuso fare che normalmente viene adoperato nell'argomentato. Una poesia che con ironico ludo traccia l'immaginario di un attore probabilmente malato e sofferente, il quale guarda direttamente negli occhi la signora nera mentre pone lei domande cercando rassicurazioni sull'inevitabile divenire. Trovo questo testo piacevole nella forma e squisito nel linguaggio. Apprezzo particolarmente l'immagine a tergo, della quale mi dolgo non conoscerne l'autore, simile a Ray Casear nella tecnica ma assolutamente diverso nel messaggio, qui dolce e lieve.
