L'epidermide delle sere
Giorgia Spurio
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Sgretolate come molliche di polvere
che hanno il colore dell'inchiostro,
e sparse, come granelli di tempera,
come sfumature di pastelli,
e luccichii sulle dita,
le parole escono di notte
bussando piano -senza mani-
sussurrando -senza voce-
come un uragano
che travolge, bacia, e da lontano
saluta il poeta.
I palloncini volano –lontano-
-ribelli si librano- si liberano dalla mano
dei bambini, che guardano
ancora -fin da adulti-
il cielo che si scoprì di luce.
Ho raccolto sudore -e lacrime-
dal lenzuolo -dai capelli neri-
e dalle anime -attorcigliate come riccioli-
lasciate sul cuscino.
Ho camminato attraverso il buio
-dato pugni alla rabbia,
e al cancro delle notti e delle solitudini-
e scritto per vie inconsce
i sogni che solo le poesie
conoscono per scorciatoie,
-vicoli ciechi- e per dita che accarezzano
-mangiano- mordono le morbidezze dei cuori,
-rubando pupille agli occhi-,
perché è lì sotto la lapide
-riflessa nel nero delle pupille di neve-
che si nasconde la metafora,
lì, sotto l'epidermide delle sere.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Turan11 ottobre 2011
versi stupendi, complimenti... mi ha colpito la capacità espressiva dell'autore e le stupende metafore usate che danno alla mancanza di metrica tradizionale un fascino personale ma coinvolgente. Sicuramente da segnalare.

