Il pettirosso
Era una fredda alba di dicembre
la natura sembrava assopita
una pace aleggiava nell'aria densa e greve,
sprofondata nel silenzio.
Mi affacciai alla finestra
e gli occhi miei
videro un grande giardino
fiorito di bianco.
Fuori l'alito caldo
formava rigagnoli di fumo
che si disperdevano nell'aria.
Uun freddo pungente
mi arrossiva il naso.
Il mio cane era là
ad aspettarmi.
Salti di gioia incontrollata
sopra quella soffice neve
e bizzarre capriole
a festeggiare l'evento.
Il bosco e i suoi tartufi
ci aspettavano.
I passi nostri
inghiottiti dal silenzio,
un'atmosfera idilliaca
danzava sospesa nell'aria.
Di tanto in tanto
il rumore secco
prodotto
dal frantumarsi di qualche ramo
sotto i piedi
spezzava la magia.
Un lieve frullar d'ali
giunse al mio orecchio
nulla vidi di primo sguardo,
ma quel frullare persisteva
e si spostava
avanti e indietro
a destra e a sinistra.
Poi in mezzo a dei rametti rinsecchiti
vidi quel corpicino infreddolito
con la sua macchia rossa
sotto il petto
risplendere nel bianco
candore: un pettirosso.
Era affamato.
Gli gettai ciò che avevo,
molliche di pane
ma lui esitava timoroso,
poi afferrò la
prima briciola e volò via.
Tornò a farmi visita
qualche minuto dopo,
reclamava ancora pane
e glielo diedi.
Quel gioco tra la neve
durò oltre una mezz'ora.
Difficile scordare
quel suono quasi impercettibile
che colpì il mio orecchio
e là prese dimora.
Difficile scordare
quella macchia rossa in petto
che brillava sul bianco della neve
e che estasiò i miei occhi
posandoci per sempre
quel collare rosso.
Oggi è ancora là
quel pettirosso
nella mente mia
a tenermi compagnia.
©
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Commenti (3)
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Ferny Max Curzio17 novembre 2006
Oh, ke bel racconto! Sembra 1 dolce fiaba x bambini...
M
Marilena17 novembre 2006
Quella macchia rossa in petto brillava sul bianco della neve..ad allietare questa favola dal sapore antico... mi ricorda le fiabe dei miei tempi... brava... Mari
L
Luigino P17 novembre 2006
Pensiamo a quanti pettirossi non hanno trovato un'anima gentile come la tua. molto bella
