L'ultimo Canto di Madame Dupin
Massimiliano Zaino
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Dal legno vegliardo del dolce strumento,
dai fogli invecchiati del Genio che fu
al cielo che piove che tempra tormento
all'acque che triste s'infrangon quaggiù
m'assale lo spettro del misero amante
tra'l sangue e'l dolore che tosto tossì...
m'invade feroce l'imago spirante,
il ciglio dolente che presto morì.
Visione crudele! Rimembro lo spiro
che l'alma d'un cigno nel Cielo portò;
qual fosse sol ieri, adesso l'ammiro...
lo veggo di nuovo. Di nuovo spirò.
Dai nembi tremanti del cielo che piove,
a gocce gementi che urlano ancor
recordo'l preludio che tosto si mòve
ai pianti crudeli dell'ultimo Amor.
Ribatte la pioggia, combatte la terra,
si pasce la pozza dell'acque del ciel.
I turbini atroci si fanno la guerra,
di sangue coperto rimembro'l mio vel.
Sònar la canzone neppure m'aggrada,
m'aggrada'l recordo d'un pianto fatal.
Su tremule corde riverso rugiada,
si vada alla tomba d'un spento immortal.
Non giova la gloria a spere del core,
quel Genio sì amato non vive mai più.
Rispondo solinga per questo all'Amore
che tutto fia vano l'eterno che fu.
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
Commenti (1)
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Rossi Alessio19 ottobre 2011
Grande maestria in questi versi. Una poesia veramente bella in tutto. Complimenti sentiti, conservo e segnalo

