Voluntas mea
Lunabionda Valentina Di Caro
452 poesie pubblicate
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Un germe dalla vena cava
come salmone controcorrente
ha risalito l'astenico midollo
insinuando la malattia letale
che mi consuma... pazientemente
Se terminale dunque
è codesto stato
ch'io possa alla svelta spirare
prima che la solfurea infamia
corroda ciò
che la seppur minima
sanità mentale
ancor mi garantisce
sì da scribacchiar
da questa stanza
attrezzata ad ospedale
le volontà d'un morituro
Luride unghie
brandiscono un lapis
sottratto dal grembiule della cuoca
ogg'io redigo testamento
nell'ora magra del tempo inchiodato
Lascio all'orfana un taglierino
con cui recidere le grate del collegio
alla ragazza sveglia la presunzione
di sapere cosa meritare
alla sposa la sola fede
di saper dire anche di no
alla madre due bocche da sfamare
con i suoi contro e con i suoi pro
all'impiegata lascio un posto fisso
in fila con la tessera del pane
a te le lascio tutte queste donne
sono quelle che non hai saputo amare
Tengo per me ciò che m'accompagnò.
©
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Commenti (3)
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alessandro mazzeo20 ottobre 2011
Dura e cruda senza nessun timore di esserlo. Una poesia scritta molto bene e in grado di proiettare le immagini che discrivi molto chiaramente e di far cogliere le emozioni della sua protagonista.
p
paolo corinto tiberio20 ottobre 2011
ah, la morte!... guardarla, sì, con occhio cinico, con freddezza, come in questo notevole testo... ma chi altri vi riesce?
omissam20 ottobre 2011
...immagini vivide... riflettenti... che toccano l'animo e scuotono torpori intorpiditi...


