Eppur si muore
Grazia Longo
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Dense siepi accovacciate
su rosse vermiglie ombre,
barriere più morbide,
a scoraggiar la roccia,
che s’erge, bruna,
e cela l’orizzonte,
in lontananza.
S’inchinano, i fili d’erba,
che non han sul capo
le bionde messi.
S’accendono, ora che il cielo pesa
del vermiglio rubato all’ombra
e dell’oro, che ha sottratto agli occhi.
È sangue, il fiato della terra.
E vomito grigio, il cielo,
sul selciato.
Sarà sempre la fredda falce della morte
a coglier i frutti che la vita ha seminato.
©
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