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Sociale 22 ottobre 2011 · lettura 4 min · 2228 letture

La Ballata dei Novantanove

Maria Rimedio Troncia 75 poesie pubblicate
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ne manca Uno, non siamo Cento, ed ecco a voi il Malcontento Novantanove è un'immensità, così ci chiaman per comodità a passi lesti ci siamo mossi, con ali al cuore e nervi scossi ma non dall'odio, non dalla rabbia, ma dalla spere di aprir la gabbia ci hanno rinchiuso, silenzio dorato, che a peso d'oro abbiam pagato siamo studenti, pensionati, mani operaie ma disoccupati grande paese, un girotondo, non per noi ma per il mondo e in giro andiam a cercar lavoro per assicurarci un futuro d'oro l'oro c'è, questo è vero, è bello e tanto, ma non sincero ed è per noi padre di rabbia, a esser d'oro è solo la gabbia non la nostra, ma la loro, dove tengono il tesoro accumulato, in tanti anni, di nonni e padri immani affanni saremmo noi gli ereditieri, ma non dell'oro e di quegli averi a noi ci dicono, che siam quelli, che il sacrificio farà belli ma il sacrificio è solo il nostro, per conservare a loro il posto guardare avanti, riverenti, olio di gomito, stringere i denti ma quell'olio è mar d'inchiostro e il sacrificio è sempre il nostro quante parole nelle leggi belle, dolci e buone caramelle non siamo Cento, ne manca Uno, ma di certo non Nessuno troppe facce e tanti nomi, sghignazzanti come gnomi Stato, Scuola e Finanza, qui salassa la speranza auto blu e privilegi, che per l'anima son sfregi stanno li a confermare, che il tesoro può sfamare non le masse, non le genti, ma le caste prepotenti con decreti e bei condoni, lor si fanno lauti doni manovrine a non finire ad ingrossar le loro spire in tutto e niente onnipresenti, a rider poi dei deficienti che siamo noi da questa parte, a dividerci le carte Novantanove, non siam Cento, che stentiam nel malcontento e i passi son di più, per noi Indignati di schiavitù con fiori in mano e non con bombe, a marciare sulle catacombe a urlare a loro e a tutto il mondo, che siamo stufi del girotondo e se noi portiamo i fiori, cosa faranno lor signori quelli belli e incravattati, contro noi ipotecati umiliati a settanta anni a navigar nei magri affanni ridon pure della massa, che lavora e che tartassa studi e speri l'occupazione, ma sarà solo evasione di cervelli, a loro dire, anche di corpi per non morire in un paese che di sicuro, di silenzio vuole il futuro siamo andati per urlare che in questa terra vogliamo stare e se di passi ne servon cento, inizia ora, fammi contento il mio e il tuo con premura, per sconfiggere la paura di un domani molto incerto, che di passi ne brama cento neanche quelli basteranno, se da padrone farà l'inganno ti diranno sei nessuno, perché a quei passi ne manca uno il mio o il tuo non si può dire, se la voce sapran zittire ma se vorrai con me urlare, il sospeso potrem pagare pochi passi ma incisivi, per rimanere almeno vivi qui mi scuso per lo sfogo, sono parole, niente rogo della massa Indignata sono figlia disoccupata quel che cerco è un lavoro, senza pagarlo a peso d'oro d'oro semmai vorrei il futuro, al riparo da un bel muro quel muro alto di sobrietà, che ha solo un nome, e chissà e se i passi sono cento, padri e figli al malcontento qui ne manca sempre Uno, lo chiedo in resto a messer Nessuno quel che chiedo è dignità, non morire di povertà e non di pianto sarà quel muro, se a fare il passo sarà Nessuno forse neanche di felicità, ma solo o almeno di Onestà
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Indignata... solo questo... che a distanza di anni non sia cambiato molto...9 agosto 2013
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Maria Rimedio Troncia
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Commenti (2)

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Paolo Morganti22 ottobre 2011

Un grande manifesto d'attuale socialità veste il tema egregiamente la poeta con una eccellente lirica che trovo espressa con grande forza e nobiltà d'animo e fierezza e condivido tutti gli aspetti di critica verso un sociale che lascia poco o niente ai cittadini onesti e vogliosi di partecipare come il grande signor G canta nella sua eccellente canzone, per tutto ciò io metto un segnalibri e segnalo per la lettura che ritengo utile per quanti vogliano far sentire la loro voce per ottenere dignità e maggiori diritti.

poeta per te zaza17 agosto 2013

Manca quell'uno per fare cento... per dissipare quel malcontento, ché se ciascuno facesse il suo un lieto vivere sarebbe tuo. Questo mi ha trasmesso l'autrice. E tutti staremmo bene. Bel ritmo in questa ballata, che parte benissimo, a tratti stenta, chiede dignità e onestà nel finale. Impegnativa, ben scritta. Speme di tutti.